Le modifiche introdotte dal D.L. 116/2025 rafforzano la disciplina della gestione illecita dei rifiuti, imponendo alle imprese un approccio ancora più rigoroso e trasparente
La gestione illecita dei rifiuti rappresenta una delle violazioni più gravi previste dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) e continua a essere al centro dell’attenzione del legislatore.
Con il D.L. 116/2025, il quadro normativo è stato aggiornato per rafforzare il contrasto alle pratiche non conformi e per allineare la normativa italiana agli obiettivi europei in materia di economia circolare e tracciabilità dei rifiuti.
Le nuove disposizioni introdotte dal D.L. 116/2025
Il decreto ha modificato in modo significativo l’art. 256 del Testo Unico Ambientale, ampliando la definizione di gestione illecita dei rifiuti. Oltre alle condotte tradizionalmente sanzionate (come raccolta, trasporto, recupero, smaltimento o commercio di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni), rientrano ora anche attività svolte in violazione delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o nelle registrazioni digitali dei flussi.
Il D.L. 116/2025 ha inoltre introdotto l’obbligo per gli operatori di garantire la tracciabilità digitale integrale dei rifiuti, attraverso sistemi informatici certificati. La mancata registrazione dei movimenti o l’alterazione dei dati è oggi equiparata, ai fini sanzionatori, a una gestione non autorizzata.
Sanzioni previste dall’art. 256 TUA aggiornato
Le pene per la gestione illecita dei rifiuti sono state inasprite per garantire maggiore deterrenza. L’esercizio di attività di gestione senza titolo autorizzativo comporta l’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda fino a 30.000 euro, mentre in caso di rifiuti pericolosi le sanzioni possono arrivare fino a tre anni di reclusione e 50.000 euro di ammenda.
Il D.L. 116/2025 ha introdotto aggravanti specifiche per le imprese che operano in forma organizzata o che utilizzano intermediari non iscritti all’Albo Gestori Ambientali. In tali casi, la sanzione può comprendere anche la sospensione dell’attività e la confisca dei mezzi utilizzati.
Gestione illecita dei rifiuti: impatti operativi per le imprese del settore
Le aziende che producono, trasportano o gestiscono rifiuti devono adeguare le proprie procedure interne per evitare qualsiasi rischio di contestazione. È fondamentale garantire la conformità documentale e digitale lungo tutta la filiera, verificando la regolarità dei soggetti coinvolti e l’aggiornamento delle autorizzazioni.
Particolare attenzione deve essere posta alle nuove piattaforme di tracciabilità, che sostituiscono progressivamente il tradizionale registro cartaceo. La gestione non conforme dei dati o l’omissione degli aggiornamenti costituisce una violazione diretta delle disposizioni dell’art. 256 TUA.
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Alla luce di quanto detto, è chiaro che un controllo puntuale dei flussi, delle autorizzazioni e degli intermediari è oggi indispensabile per operare nel rispetto della legge ed evitare pesanti conseguenze penali e amministrative.
Per le aziende del settore ambientale, investire in sistemi di tracciabilità avanzati e in una consulenza specializzata rappresenta la strategia più efficace per garantire la conformità normativa e tutelare la propria attività.
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